Assassini e ossessioni
Gli Ḥashshāshīn delle prime guerre asimmetriche e un po' di chiacchiere con Davide Martinotti
Lo confesso, da tempo sogno ossessivamente di diventare invisibile e di utilizzare tale prerogativa per compiere attentati contro i nemici dell’umanità: la mia preferenza va per l’esplosivo e la fantasia svolazza dalla Casa Bianca (con Trump dentro; alternativa, Mar-a-Lago) a qualsiasi luogo in cui si trovi Netanyahu (da casa sua alla Knesset, meglio la seconda perché ci sarebbero dentro anche i suoi compari nazi-sionisti); dal quartier generale della Cia, a Langley, a quello dell’Fbi che manco so dove sia, al Pentagono, ma soprattutto al Mossad; e non dimentichiamo un bel botto fatto al momento giusto a Davos (tanti piccioni con una fava), a Wall Street (si vabbè, il capitale è immateriale, ma vuoi mettere che panico sui mercati se salta il luogo simbolico?), nonché uno scherzetto senza possibilità di replica a Musk, Thiel e altri del loro genere.
È un pensiero consolatorio, mi placa la rabbia, subito dopo mi rendo però conto che dovrebbe essere invisibile anche l’esplosivo che mi porto dietro - e qui già la faccenda si complica - ma che soprattutto non è scontato che il mondo diventerebbe migliore un secondo dopo: e se dopo Trump - che almeno è un bauscia mezzasega - arriva Rubio? E se, come la storia insegna, gli epsteniani prendono a pretesto un gran botto in casa loro per regolare conti in sospeso (vedi Iraq e Afghanistan) affliggendo ulteriormente l’umanità? Insomma, dovrei far saltare in aria qualcosa e poi correre immediatamente a far saltare in aria qualcos’altro, un lavoraccio senza fine. Metti poi che mi finisca la pozione dell’invisibilità e ricompaio nudo, con una borsa piena di tritolo, mentre salgo sulla scaletta dell’aereo Washington-Tel Aviv.
Quindi, non esistono scorciatoie. La guerra asimmetrica non sembra prevedere oggi il gesto isolato dell’assassino, che per altro risulterebbe difficilmente invisibile, almeno alla luce delle conoscenze scientifiche attuali. L’Iran insegna: bisogna essere preparati, intelligenti, disposti a soffrire e rischiare.
Questa lunga e terapeutica introduzione, mi serve per dire che, parlando proprio di Iran, Lavinia Marchetti ha scritto un ottimo articolo che racconta la storia degli ismailiti nizariti, noti da noi come “assassini” (appunto): gli antesignani della guerra asimmetrica. Ne consiglio la lettura.
Quanto a me, nel 2014 visitai proprio la fortezza di Alamut, nell’Iran nord-occidentale, roccaforte degli Ḥashshāshīn. Ne ho scritto in Buonanotte signor Mao (2017) e qui trovate quel capitolo dedicato all’Iran e agli Assassini in formato .pdf.
Se ve lo concedete come lettura pasquale, mi fa piacere.
Giornalismo e Cina: chiacchiere con Dazibao
Davide Martinotti (Dazibao) mi ha onorato di un invito sul suo canale YouTube per raccontare alcune delle mie esperienze cinesi, in quanto giornalista. Ne esco così pixelato che sembro un ologramma o un simulacro da fantascienza anni Settanta. Ci sta.
Viaggi intelligenti (o almeno ci si prova)
Dovrebbe esserci ancora qualche posto per i viaggi organizzati da Piste Nomadi, con il sottoscritto come accompagnatore:
in Yunnan, dall’11 al 22 maggio
sulla via della Seta cinese, dal 13 al 28 settembre
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