Memorandum cinese
Per Pechino, cosa significa la fragile "intesa" tra Iran e Stati Uniti? Intanto, all'interno si pensa (tra le altre cose) alla "modernizzazione agricola e rurale"
Pur esercitando la solita cautela, a Pechino sembrano abbastanza soddisfatti di come sia andata finire l’aggressione della coalizione Epstein all’Iran: un memorandum d’intesa che sancisce la sconfitta di Trump e - forse - il ristabilimento di una certa stabilità nell’area. È un esito che, se si rivelasse definitivo, consentirebbe alla Cina di avere sia la botte piena sia la moglie ubriaca e cioè:
la riapertura di Hormuz con tutti i flussi di materie prime e merci di cui abbiamo già abbondantemente parlato;
la sopravvivenza e probabilmente anche il rafforzamento di un quasi-alleato regionale come l’Iran;
la rimozione delle sanzioni all’Iran per la vendita di petrolio, che implica anche la fine del rischio di sanzioni di secondo livello per la Cina;
la scalata ai vertici della diplomazia globale di un altro quasi-alleato come il Pakistan, dietro cui c’è chiaramente la Cina stessa, senza voler togliere nulla al Pakistan stesso;
il ridimensionamento degli Stati Uniti e di Trump che, nonostante la propaganda di Washington, appare sempre più come una tigre di carta
Infine, il fatto più importante politicamente parlando è che probabilmente la Cina si è sostituita agli Stati Uniti come partner affidabile per tutti i paesi del Golfo e dell’Asia sud-occidentale. Per l’intera durata della vicenda ha tentato di mediare tra tutti gli attori in campo evitando danni maggiori. E i danni sappiamo chi li ha provocati.
A proposito di chi ha provocato i danni, un altro elemento da sottolineare è il credito che Pechino – e probabilmente anche Mosca – hanno maturato nei confronti di Trump, che ha dovuto ricorrere al loro aiuto per uscire da quel pantano mediorientale in cui si era ficcato. Questo lo affermano fonti come il New York Times a Abc News, secondo cui le diplomazie di Cina e Russia hanno addirittura “plasmato” il memorandum d’intesa, sia garantendo la sicurezza e probabilmente anche la ripresa economica future dell’Iran, sia facendo pressioni sull’Iran stesso affinché accettasse la finestra di 60 giorni, con la prospettiva di far valere le proprie ragioni al tavolo negoziale. (Si veda anche il commento di Dazibao).
Comunque, già lunedì, il ministero degli Esteri di Pechino aveva espresso sostegno al memorandum d’intesa, congratulandosi con il Pakistan per gli sforzi di mediazione e sottolineando soprattutto la riapertura dello stretto di Hormuz: “Ci auguriamo che lo Stretto torni presto ad essere sicuro per il libero passaggio”, ha detto il portavoce del ministero, Lin Jian.
Martedì, il plenipotenziario agli Esteri, Wang Yi, ha avuto un colloquio telefonico con il vice primo ministro nonché ministro degli Esteri pakistano Muhammad Ishaq Dar. Dal resoconto di Xinhua (tradotto da Bill Bishop):
Wang Yi ha affermato che di un viaggio di cento li, novanta rappresentano solo la metà del percorso (行百里者半九十, un proverbio classico dello Zhanguo Ce che significa che l’ultimo tratto è il più difficile). L’attuale consenso è ben lungi dall’essere un punto di arrivo, bensì un nuovo punto di partenza, e una pace duratura in Medio Oriente e nella regione del Golfo richiede ancora uno sforzo incessante da parte di tutte le parti. È prevedibile che, rispetto alla prima fase, la seconda fase dei negoziati sarà più difficile. Ma la Cina ritiene che non si possa tornare indietro, né tantomeno ricorrere nuovamente alla forza. La comunità internazionale dovrebbe fornire ulteriore sostegno ai negoziati tra Iran e Stati Uniti, e le istituzioni multilaterali come il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbero svolgere un ruolo più incisivo. La Cina ha sempre sostenuto che i Paesi della regione debbano tenere in mano il proprio futuro e il proprio destino, e auspica che, attraverso il dialogo e la consultazione, si possa esplorare un’architettura di pace e sicurezza che coinvolga tutti i Paesi della regione. Ora che la porta della pace si è aperta, non deve essere richiusa. Il Medio Oriente è stato a lungo devastato dalle fiamme della guerra e i suoi abitanti meritano la pace. La Cina è pronta a collaborare con il Pakistan per continuare a sollecitare la riconciliazione e promuovere i colloqui senza sosta, e a proseguire gli sforzi per un rapido ripristino della pace, della stabilità e dello sviluppo in Medio Oriente.
Sono concetti che Wang Yi ha più o meno ribadito il giorno successivo, mercoledì, in una telefonata con il suo omologo iraniano, Abbas Araghchi.
Dal resoconto di Xinhua (tradotto da Bill Bishop):
Wang Yi ha affermato che la Cina accoglie con favore il memorandum d’intesa di prima fase raggiunto tra Iran e Stati Uniti. I fatti dimostrano che la forza e la politica di potenza non possono risolvere i problemi e che il dialogo e il negoziato sono la scelta corretta. In qualità di partner strategico globale, la Cina ha sempre sostenuto le rivendicazioni ragionevoli e legittime dell’Iran, ha supportato l’Iran nella salvaguardia della propria sovranità e sicurezza, ha sostenuto gli sforzi di mediazione del Pakistan e della comunità internazionale e ha sempre lavorato a modo suo per fermare i combattimenti e promuovere la pace. L’alba della pace è già apparsa; la chiave per il prossimo passo è che tutte le parti mettano in pratica concretamente i propri impegni ed eliminino le interferenze da qualsiasi parte provengano. La questione della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz deve essere gestita in modo appropriato, con una risposta prudente alle preoccupazioni comuni della comunità internazionale. La Cina sostiene l’Iran nel migliorare le relazioni con i paesi della regione e nell’esplorare la costruzione congiunta di un’architettura di sicurezza regionale. La Cina è pronta a rafforzare la comunicazione e il coordinamento con l’Iran e, consolidando e approfondendo le relazioni sino-iraniane, a continuare a contribuire al mantenimento e alla promozione della pace e della stabilità regionale.
Va aggiunto che nel quadro della cosiddetta “architettura di sicurezza”, Pechino ha appena diffuso un libro bianco dal titolo: Costruire un sistema di governance globale più giusto e ragionevole: concetti, iniziative e azioni della Cina. (qui, la versione in inglese).
È un documento che si inserisce nel percorso delle quattro “iniziative globali” promosse da Xi Jinping e, in particolare, appare come una postilla alla “iniziativa di governance globale”.
I concetti di fondo sono:
le “legge della giungla” (cioè gli Usa) mina seriamente lo stato di diritto internazionale;
bisogna ridare centralità all’Onu;
l’Onu è attualmente depotenziato perché poco rappresentativo;
bisogna riformarlo affinché il Sud Globale abbia più voce in capitolo;
per fare questo, bisogna considerare tutti i paesi eguali, applicare il multilateralismo, promuovere lo sviluppo condiviso.
Piano quinquennale rurale
Tornando alle vicende interne della Cina, il Consiglio di Stato (cioè il governo) ha pubblicato un paio di settimane fa il “15° Piano quinquennale per l’accelerazione della modernizzazione agricola e rurale”, che è l’ultimo dei piani settoriali che devono dare sostanza al 15° Piano quinquennale. In pratica, sono le indicazioni da qui al 2030, ma anche fino al 2035, per il futuro del mondo agricolo-rurale che è fondamentale per almeno 3 aspetti della modernizzazione sotto Xi Jinping: 1) la sicurezza alimentare – 2) la soluzione dei problemi sociali – 3) l’ambiente.
Il documento si inserisce in quel percorso di lungo periodo per risolvere i “san nong”, cioè “le tre questioni rurali”, tra loro interconnesse, ovvero: agricoltura (nongye), aree rurali (nongcun) e agricoltori (nongmin). Si tratta in sintesi di garantire la sicurezza alimentare di un paese sempre più urbano e alzare i redditi contadini preservando al tempo stesso l’ambiente.
Di suo, Xi Jinping ha rispolverato nei suoi anni al potere anche la questione della sicurezza, cioè il fatto che i problemi vanno risolti alla base, a livello locale, prima che diventino di livello nazionale. Il piano si occupa nello specifico di sette aree tematiche e un elemento fondamentale – manco a dirlo - è l’adozione sempre più diffusa di tecnologia nelle campagne.
Le sette aree sono:
Aumentare la capacità produttiva complessiva dell’agricoltura, la sua qualità e la sua efficienza, perseguendo congiuntamente produzione e capacità, produzione ed ecologia, e un aumento simultaneo di produzione e reddito, promuovendo l’ottimizzazione della struttura di approvvigionamento dei prodotti agricoli.
Continuare a consolidare ed espandere i risultati ottenuti nella lotta alla povertà, garantendo che non si verifichino ricadute o ritorni su larga scala in condizioni di povertà.
Rafforzare le basi scientifiche, tecnologiche e infrastrutturali dell’agricoltura, e conseguire importanti progressi nello sviluppo di nuove forze produttive di qualità nel settore.
Ampliare i canali per consentire agli agricoltori di aumentare i propri redditi e prosperare, coltivare e rafforzare le industrie artigianali locali e incentivare l’occupazione, l’imprenditorialità e la crescita del reddito con ogni mezzo disponibile.
Accelerare la transizione ecologica dello sviluppo agricolo e implementare metodi di produzione agricola ecocompatibili.
Promuovere la costruzione di villaggi vivibili, favorevoli all’occupazione e armoniosamente belli, migliorando gradualmente la completezza delle infrastrutture rurali, la comodità dei servizi pubblici e il comfort dell’ambiente di vita. L’articolo 27 di questa sezione include: “Sostenere e sviluppare l’“Esperienza Fengqiao” [la soluzione dei conflitti a livello locale, mobilitando la popolazione, ndr] per la nuova era e promuovere la risoluzione dei conflitti e delle controversie a livello locale. Normalizzare la lotta contro la criminalità organizzata e il degrado nelle aree rurali. Valorizzare il ruolo guida delle regole e delle convenzioni del villaggio, promuovere cambiamenti nei costumi sociali e affrontare costantemente problemi come le doti nuziali esorbitanti nelle aree rurali. Migliorare i sistemi di gestione standardizzati per le organizzazioni di clan e le sale ancestrali”.
Più produttività, più ambiente, più tecnologia, laddove per tenere insieme i primi due si fa esplicito riferimento alla terza. Difficile, ma la Cina ci ha abituati a cose difficili. Siamo più che mai in un quadro sviluppista e quindi l’aspetto ambientale, se non ecologico è subordinato al resto.


