Alla fine del vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai è arrivata la “Dichiarazione di Tianjin” che era già stata annunciata da Xi Jinping a inizio lavori. Giova forse vederne i punti salienti.
C'è prima una parte che definiremmo sino-russa in cui si proclama di voler difendere la sovranità, l'integrità territoriale e la non ingerenza negli affari interni, temi cari a Pechino e che teoricamente dovrebbero mettere Putin spalle al muro rispetto alla guerra in Ucraina. Tuttavia, questi punti si accompagnano però all'esplicito rifiuto dell'uso della forza o della “minaccia della forza”, il che echeggia la logica di Putin quando dice che la guerra in Ucraina non è stata provocata dalla Russia, bensì dal golpe di Maidan e dalla minaccia di allargamento della Nato. In mattinata, il presidente russo aveva messo i puntini sulle “i”, facendo diventare verità-vera la propria posizione: la guerra in Ucraina non è stata provocata dall'attacco russo, bensì dal colpo di stato a Kiev (2014) e dall'espansione della Nato, aveva puntualizzato Putin. “Cina, India e gli altri partner possono aiutare a trovare una soluzione alla crisi”, aveva aggiunto. Un discorso che taglia fuori Europa e Stati Uniti.
Attenzione, l’idea che la pace e la sicurezza globali, nel segno del multipolarismo e di una “eguaglianza tra nazioni”, si ottengano non solo rispettando sovranità e integrità territoriali altrui in base al diritto internazionale, ma anche le “legittime preoccupazioni” dei vicini di casa, non è solo un escamotage retorico russo, ma uno dei punti qualificanti del nuovo ordine promosso a Tianjin. Va sotto il nome di “sicurezza indivisibile”: quando si affrontano questioni globali bisogna prendere in considerazione gli interessi di tutti, in una visione, se vogliamo, “olistica”. La massimizzazione dell’interesse particolare di una nazione non deve andare a scapito di qualcun altro (quindi la Nato deve starsene a casa sua, detta in soldoni). È, questa, una teoria ben accolta anche dai cinesi che hanno fior di letteratura accademica sull’argomento. Per esempio, la teoria del Tianxia, secondo la formulazione del filosofo Zhao Tingyang, secondo cui bisogna contrapporre una razionalità relazionale alla razionalità individuale dell'Occidente, il che significa che la minimizzazione dei danni reciproci deve avere la priorità sulla massimizzazione degli interessi di parte.
[Per approfondire, si possono ascoltare questi due podcast che feci qualche anno fa per la Radiotelevisione Svizzera: Tianxia 01 - Tianxia 02]
Poi, nella Dichiarazione di Tianjin si parla di “un nuovo tipo di relazioni internazionali nello spirito del rispetto reciproco, della giustizia, dell'uguaglianza e della cooperazione”, il tutto sulla base della visione condivisa di “una comunità dal futuro condiviso per l'umanità”, condito dallo slogan: “Una Terra. Una Famiglia. Un solo futuro.” Questi sono temi ricorrenti ormai da anni nella retorica cinese dell'era di Xi Jinping. Risale al 2017 il suo discorso alle Nazioni Unite dal titolo più che esplicito: “Lavorare insieme per costruire una comunità dal futuro condiviso per l’umanità”.
Infine c'è la parte che sta a cuore agli indiani, ma anche ai cinesi: “Gli Stati membri condannano fermamente il terrorismo in tutte le sue forme, compresi i movimenti transfrontalieri di terroristi”. Dando una breve scorso ai giornali indiani, appare evidente che questo riferimento è letto come una condanna dell’attacco terroristico del 22 aprile scorso a Pahalgam (Jammu e Kashmir), che fece 26 morti. Quindi, un successo diplomatico per Modi, che può debitamente sbandierarlo.
Insomma, i tre azionisti di maggioranza dell'Organizzazione hanno trovato una quadratura del cerchio; gli altri si accodano volentieri perché Xi Jinping ha promesso anche una banca di sviluppo a beneficio di tutti. Nel suo discorso all’apertura dei lavori della Sco, aveva inoltre promesso “più di 100 progetti, erogando 2 miliardi di yuan (circa 240 milioni di euro) in sovvenzioni agli stati membri della SCO”.
Per la prima volta, paesi accomunati dalla geografia - l’appartenenza euroasiatica contrapposta a quella atlantica - ma eterogenei e spesso ostili tra loro trovano una sintesi in un documento politico che vuole porsi senza mezzi termini come superamento dell'ordine globale incentrato sugli Stati Uniti. La Sco è l’ennesima piattaforma in divenire che si accompagna ai Brics e alle diverse banche d’investimento a guida cinese.


